Il richiamo della foresta, di Jack London

9788804627494_0_0_300_75Buonasera, Booklovers!

Tra le letture che dovevo recuperare da tempo c’era Il richiamo della foresta di Jack London, un classico d’avventura per ragazzi che mi intrigava sin da quando Damon Salvatore di “The vampire diaries” aveva ammesso che era il suo romanzo preferito 🙂 Vi lascio il mio personale commento.

Trama:

La vita di Buck, cane di razza abituato al clima mite e alla tranquillità degli Stati Uniti del Sud, ha un’improvvisa svolta quando, per una scommessa persa, è venduto e spedito al Nord, come cane da slitta. Piegato all’obbedienza da un esperto allevatore, riesce a far fronte alle nuove esigenze e a sopravvivere alle privazioni e al clima inclemente. Ma qualcosa è cambiato in lui: nel suo comportamento riaffiorano istinti sopiti. Buck sente crescere, sempre più forte, il contrasto tra natura e educazione, tra amore per il padrone e slancio incontenibile verso la libertà, i vocaboli da usare e quelli da evitare. Insomma, biasimando ogni eccesso, l’autore incarna il culto della proporzione proprio del Rinascimento.

Commento:
Buck è un cane abituato alle comodità. Ha un padrone che lo tratta con rispetto, vive in una bella casa in California e la sua vita è tranquilla. Ma tutto cambia quando viene rapito, venduto e trasportato in un treno diretto a Nord. In Alaska diventerà prima un cane da traino per carichi postali e altro, poi sentirà il famoso “richiamo della foresta”, qualcosa che viene da dentro e che è nel suo DNA, che lo riporterà alle origini.

Di questo romanzo ho amato la “regressione” del protagonista. Di solito siamo abituati a una sorta di miglioramento del personaggi, a un’evoluzione in avanti, Buck invece riscopre la sua parte selvaggia, dimentica i suoi modi “civili” e impara la bellezza di vivere secondo l’istinto, apprezzando il brivido della caccia e il potere esercitato sui suoi simili come capo del branco.

Buck impara in fretta e il senso di sopravvivenza ha la meglio su tutto, si adatta a ogni cosa e anche per questo è il più intelligente del gruppo. Si fa rispettare sia dai suoi simili sia dagli uomini, in particolare da Thornton che risveglierà in lui il vero amore di un cane per il suo padrone, un sentimento che il suo precedente padrone, il giudice Miller, non era riuscito a stimolare in lui.

Magico il finale in cui la sua mutazione è completa. Va a vivere nella foresta e diventa un cane “leggenda” per i popoli della zona.

Molto carino, un romanzo breve che si legge in pochissimo. Voto 7 e mezzo. 

Baci Booklovers e alle prossime letture!

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Dieci piccoli indiani, di Agatha Christie

41HRQHhGnLL._SX317_BO1,204,203,200_Buona domenica, Booklovers!

ieri pomeriggio si è tenuto a Messina un nuovo incontro  del “Just Bookclub” , il club di lettura del quale faccio parte. Questa volta il romanzo scelto è stato Dieci piccoli indiani di Agatha Christie. Un giallo per nulla convenzionale, tenendo sempre a mente che è stato pubblicato nel 1939, organizzato secondo lo schema della “camera chiusa”.

Trama: 

Dieci persone estranee l’una all’altra sono state invitate a soggiornare in una splendida villa a Nigger Island, senza sapere il nome del generoso ospite. Eppure, chi per curiosità, chi per bisogno, chi per opportunità, hanno accettato l’invito. E ora sono lì, su quell’isola che sorge dal mare, simile a una gigantesca testa, che fa rabbrividire soltanto a vederla. Non hanno trovato il padrone di casa ad aspettarli. Ma hanno trovato una poesia incorniciata e appesa sopra il caminetto di ciascuna camera. E una voce inumana e penetrante che li accusa di essere tutti assassini. Per gli ospiti intrappolati è l’inizio di un interminabile incubo. Con “Dieci piccoli indiani”, scritto nel 1939, Agatha Christie ha sfidato se stessa: dieci assassini, isolati, vittime a loro volta di un assassino invisibile.

Commento:

Dieci piccoli indiani, titolo politically correct di Dieci piccoli negretti, è un romanzo breve e incalzante, una di quelle letture che si terminano in due ore senza neanche accorgersene. Il titolo originario trova spiegazione in una filastrocca inquietante che tormenta tutti i protagonisti, nella quale, verso dopo verso, tutti i negretti muoiono, ciascuno in modo diverso. Lo schema base del romanzo è quello di otto invitati su di un’isola nella costa del Devon, più due domestici, contattati dal signore e dalla signora Owen.

I fantomatici Owen, che nessuno ha mai visto.

All’arrivo sull’isola, durante la cena, parte un disco sul grammofono che recita, in maniera teatrale e inquietante, le colpe delle quali sarebbero accusati tutti gli invitati. Ognuno di loro ha uno scheletro nell’armadio che vorrebbe tenere nascosto, ma durante quel soggiorno a Nigger Island verrà tutto alla luce e ciascuno dovrà fare i conti con la propria coscienza e con il castigo di un giustiziere sconosciuto. Bloccati sull’isola, i dieci piccoli indiani cadranno a uno a uno…

Dieci piccoli indiani rifugge lo schema del giallo classico, una peculiarità che lo ha reso uno dei gialli più letti al mondo, ma che ai miei occhi ha un po’ perso appeal. Sono troppo abituata a Hercule Poirot e a Miss Marple per non notare una grande assenza: quella dell’investigatore. Inoltre la “scoperta” finale, ossia l’identità di Owen, mi ha lasciata un po’ insoddisfatta, poichè i miei sospetti vertevano da tutt’altra parte e immaginavo una spiegazione un pizzico più esaudiente. Nell’omonima serie del 2015 della BBC ci sono degli adattamenti che ho apprezzato, come l’intreccio amoroso fra due accusati, e la presenza dei “fantasmi” del passato che tormentano i dieci piccoli indiani durante il soggiorno. Anche la scoperta di Owen è gestita in maniera diversa, nella serie alla fine si rivela di persona, mentre nel romanzo accade tutto tramite lettera. Una scelta che non mi ha pienamente soddisfatta durante la lettura.

Termino dicendo che è un giallo molto carino, consigliato agli amanti del genere e non… voto 7+! Un bacio, Booklovers e alle prossime letture!

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Ogni battito del cuore, di G.Scott

516i4Gf-WXLBuonasera Booklovers,

oggi restiamo sul genere romance, più precisamente un New Adult che ho recuperato e che avevo in lista da un po’ (è uscito per la Newton Compton a luglio). Si tratta di Ogni battito del cuore di Ginger Scott, primo volume della serie Falling.

Trama:

Prima ho dovuto ricordare come si respira. Poi ho dovuto imparare a sopravvivere. Sono passati due anni, tre mesi e sedici giorni dalla Rowe Stanton di un tempo, da quando la tragedia mi ha rubato la giovinezza e il cuore. Quando sono partita per il college, ho messo mille miglia tra il mio futuro e il mio passato. Ho fatto una scelta: riattraversare il confine, per stare con i vivi. Ma proprio non sapevo da dove cominciare.
E poi ho incontrato Nate Preeter.
Un giocatore di baseball nella All-America, che non avrebbe dovuto neppure accorgersi di un fantasma come me. Ma l’ha fatto. Non avrebbe dovuto chiedere il mio nome. Ma l’ha fatto. E quando ha scoperto il mio segreto e ha visto le cicatrici che aveva lasciato, sarebbe dovuto scappare. Ma non l’ha fatto.
Il mio cuore era morto, e non sarei mai dovuta appartenere a nessuno. Ma Nate Preeter mi ha fatto ricominciare a provare qualcosa, e mi ha fatto desiderare di essere sua. Mi ha mostrato tutto ciò che mi stavo perdendo. E poi mi ha mostrato come si cade.

Commento:

Leggendo la trama di questo romanzo mi sono detta:è proprio il mio genere! Sì, perchè io non riesco a non adorare i drammi del passato, che condizionano il presente dei protagonisti e gettano quasi un alone sulla loro felicità futura. Eh, lo so, ho gusti strani. E in Ogni battito del cuore c’è proprio tutto ciò che cerco in un New Adult: Rowe, la protagonista è reduce da una sparatoria in cui il suo fidanzato del liceo si è parato davanti per prendersi la pallottola al suo posto, e Nate, il protagonista maschile, ha una pazienza di ferro e una dolcezza unica, due doti necessarie a sciogliere nuovamente il cuore ferito di Rowe. Quali sono le pecche di questo romanzo? La lentezza. In effetti ci sono parti che ho faticato a leggere, nelle quali non accadeva praticamente nulla. Qualche colpo di scena in più e una trama con maggiori alti e bassi avrebbero giovato alla riuscita della storia, che resta una buona intuizione, ma portata a compimento solo a metà. Detto questo ho pianto come una fontana in alcuni punti, diamo merito all’autrice, e alla fine ho rimuginato ancora sulla storia. Mi è dispiaciuta la mancanza di una scena, che la Scott non ha voluto inserire, io invece avrei desiderato, personalmente, un addio tra Rowe e Josh, il suo fidanzato del liceo, e invece lei non entrerà mai nella sua stanza, dove lui giace tipo in coma. Avrei voluto quella scena, ma non c’è (ops spoiler).

Concludendo, di certo non è il miglior New Adult che abbia mai letto, ma una storia di certo carina e commovente. E a quanto pare ci sarà un secondo romanzo della serie sul fratello di Nate, Ty,che promette davvero bene!

Voto finale…7+. Baci Booklovers e alle prossime letture!

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Hai bussato al mio cuore, di B. C. Cherry

hai-bussato-al-mio-cuore-x1000Buongiorno Booklovers e felice Pasquetta!

Anche oggi eccomi qui a recensire la mia ultima lettura, in occasione del Review Party organizzato dalla Newton Compton per l’uscita del quarto romanzo autoconclusivo della serie Elements: Hai bussato al mio cuore.

Alla fine di questa lettura una parola mi è rimasta in mente: Maktub, cioè tutto accade per una ragione, tutto è già scritto. Come la storia di Graham e Lucy.

Trama:

Io e Graham Russell non eravamo fatti per stare insieme. Sono sempre stata una persona sensibile, lui invece è un pezzo di ghiaccio. Sognavo a occhi aperti mentre lui lottava con i suoi incubi. Io piangevo spesso, Graham sembrava non avere lacrime da versare. Ma nonostante le differenze, ci sono stati istanti in cui i nostri occhi si sono incontrati, in cui sembrava sapessimo tutto l’uno dell’altra. Istanti in cui le sue labbra hanno assaporato le mie paure e io ho respirato il suo dolore. Istanti in cui entrambi abbiamo creduto di sapere che cos’era il vero amore. Quegli istanti ci hanno illuso di poter avere un po’ di pace. Ma quando la realtà è tornata a scuoterci, siamo precipitati al suolo. Graham Russell non è in grado di amare e io non sono capace di insegnargli come si fa. Eppure, se avessi la possibilità di innamorarmi ancora, mi innamorerei di lui. Un’altra volta. Persino se fossimo destinati a precipitare di nuovo, distruggendoci.
I loro mondi sono così distanti che sembrano non comunicare. Eppure si amerebbero di nuovo, se avessero un’altra vita.

Commento:

“Aria sopra di me, terra sotto di me, fuoco dentro di me, acqua intorno a me, spirito diventa me…”.

L’inizio di questo romance mi aveva lasciata stupita. Piacevolmente. Inizia in maniera forte e drammatica, e di certo non scontata. Lucy sta attraversando un duro periodo, la madre è morta da poco e la sorella ha un tumore. Due anni dopo, la tempesta sembra passata e Lucy e Mari, sua sorella, hanno deciso di festeggiare la guarigione aprendo un negozio di fiori: il loro sogno da sempre.

Graham J. Russell è un famoso scrittore, cinico e chiuso in se stesso. Si trova costretto ad andare al funerale del padre che odiava e che è la causa dei suoi problemi di fiducia nei confronti delle persone. Graham è sposato con una donna che non ama (che in realtà è la sorella maggiore di Lucy e Mari) e sta per avere da lei una figlia, anche se l’idea di diventare padre non l’ha mai sfiorato.

Due persone completamente diverse, Graham e Lucy, con un passato difficile e con caratteri opposti. Lei è la luce, divertente e solare, un po’ fricchettona, come la prende sempre in giro Graham, amante dei fiori, del sole, della meditazione e del potere degli elementi.

Graham non crede a queste “stronzate”, ma imparerà a capire che il modo esuberante di Lucy di vivere la vita non è una debolezza, è la sua forza più grande. Sentire tutto, piangere, ridere, ballare sotto la pioggia non ti rendono un uomo debole, non ti rendono vulnerabile, non ti rendono ridicolo.

Lucy insegnerà a Graham come lasciarsi andare e non avere più paura. Graham insegnerà a Lucy come mettere radici, come piantare nella terra il seme di un futuro degno di essere vissuto.

Ho odiato con tutto il cuore il personaggio di Lyric (moglie di Graham e sorella maggiore di Lucy), una persona egoista che abbandona la figlia neonata e il marito per poi sparire per mesi. Nel finale ho intravisto un pezzetto della sua anima, ma questo non le ha permesso di redimersi agli occhi del lettore.

Il mio personaggio preferito? Il professor Ollie. Padre spirituale di Graham e suo insegnante di scrittura. Suo grillo parlante e miglior amico. E causa anche delle lacrime profonde che ho versato per questo romanzo.

Voto 8... baci booklovers e alle prossime letture!

Il segreto di Eva, di Amy Harmon

51BPiuSl3cLBuonasera Booklovers,

ultimamente sono discontinua con le letture, probabilmente perchè la scrittura assorbe gran parte del mio tempo, ma a sprazzi torno attiva. L’ho notato non appena ho preso tra le mani il kindle e non sono più riuscita a posarlo prima della fine del romanzo di Amy Harmon Il segreto di Eva. Conoscevo questa autrice per il contemporary romance Sei il mio sole anche di notte, una storia che non era riuscita a catturarmi. Eppure ho voluto dare una seconda opportunità a quest’autrice, così ho letto Il segreto di Eva: un piccolo capolavoro!

Trama:

1943. La Germania occupa gran parte dell’Italia e le deportazioni degli ebrei aumentano di giorno in giorno. Fin da bambini Eva Rosselli e Angelo Bianco sono cresciuti come una famiglia, divisi solo dalla religione. Con il passare degli anni si sono innamorati, ma per Angelo è arrivata la vocazione e, nonostante i suoi profondi sentimenti per Eva, ha preso i voti. Adesso, più di dieci anni dopo, Angelo è un prete cattolico ed Eva è una donna ebrea che rischia la deportazione. Con la minaccia della Gestapo in avvicinamento, Angelo nasconde Eva tra le mura di un convento, dove Eva scopre di essere solo una dei tanti ebrei protetti dalla Chiesa. Ma la ragazza non riesce proprio a stare nascosta, in attesa della liberazione, mentre Angelo rischia la vita per salvarla. Con il mondo in guerra e le persone ridotte allo stremo, Angelo ed Eva affrontano sfida dopo sfida, scelta dopo scelta, fino a che il destino e la fortuna non decideranno di incontrarsi, lasciandoli stremati davanti alla decisione più difficile di tutte.

Commento:

Non riesco a spiegare cosa mi sia piaciuto così tanto in questo romanzo, una cosa che di solito mi capita con quei libri belli a tal punto che, appena terminati, continui a pensarci per giorni. Il segreto di Eva è cominciato un po’ in sordina, tra le pagine di diario di Eva e i ricordi delle vacanze in Maremma, dove nasce l’amore tra una giovanissima ragazza ebrea e un ragazzo nato con una sola gamba, Angelo, che sogna di diventare prete.

Le premesse ci sono tutte e se aggiungo anche che sta per scoppiare una guerra, la storia si arricchisce di tutto il pathos necessario per diventare indimenticabile. Come ho detto, l’inizio è un po’ lento, naturalmente, per poi entrare nel vivo dopo aver fatto un’accurata presentazione dei personaggi. Eva è una giovane ribelle e indisciplinata, bella e desiderata da tutti, Angelo è timido e introverso e trova il suo universo solo nella fede. Ho apprezzato come nel corso della storia i ruoli si siano invertiti, per forza di cose, e Angelo ha dovuto sfoggiare una grinta e un coraggio che prima teneva nascosti, nell’impegno per nascondere famiglie ebree che altrimenti sarebbero state deportate e nel realizzare falsi documenti per loro. Ovviamente lo fa anche per Eva. Ma lei vuole tutto tranne che nascondersi dai nazisti e vivere la vita in maniera passiva. Così accetta di aiutare Angelo, o meglio Padre Angelo, nel suo compito clandestino. Eva e Angelo, lavorando fianco a fianco, capiranno che i ruoli imposti dal destino vanno loro stretti e cominciano a sperare che, alla fine della guerra, per loro ci possa essere un altro futuro. Che non comprende etichette come “ebrea-cattolico”, o “donna nubile-prete”.

Finché un ufficiale nazista conosce Eva e le chiede di lavorare per lui, senza sapere che in realtà lei è ebrea. Quello è l’inizio della fine…

Il segreto di Eva è appassionante, romantico senza essere sdolcinato, drammatico, profondo, poetico. Ho amato anche tutti i personaggi di contorno, soprattutto Camillo Rosselli, il padre di Eva, e i suoi cugini romani, nonché il prete irlandese che aiuta Angelo nel suo progetto clandestino. Un romanzo indimenticabile. Felice di aver dato un’altra possibilità alla Harmon.

Voto…9 e mezzo! Baci Booklovers e alle prossime letture!

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Un giorno solo, tutta la vita – Alyson Richman

71U1b1XzsnLBuongiorno, Booklovers!

La mia ultima lettura è stata una piacevole scoperta grazie al Bookclub del quale faccio parte (Il Just Bookclub), un gruppo che si incontra quasi una volta al mese e che ama confrontarsi su un romanzo di volta in volta diverso. Questo mese è toccato a Un giorno solo, tutta la vita di Alyson Richman. Un romanzo che mi ha ricordato molto L’usignolo di Kristin Hannah e La pianista di Auschwitz di Suzy Zail.

Trama:

Questa storia inizia a New York nel 2000, quando, alle nozze del nipote, Josef Kohn scorge tra gli invitati una donna dall’aria familiare: gli occhi azzurro ghiaccio, l’ombra di un tatuaggio sotto la manica dell’abito. Rischiando di essere scortese, le chiede di mostrargli il braccio. La certezza è lì, sulla pelle: sei numeri blu, accanto a un piccolo neo che lui non ha mai dimenticato. E allora le dice: «Lenka, sono io. Josef. Tuo marito».
Perché questa storia, in realtà, inizia a Praga nel 1938, quando Lenka e Josef sono due studenti. Ebrei, si conoscono poco prima dell’occupazione nazista, si innamorano, diventano marito e moglie per lo spazio di una notte. Il giorno dopo, al momento di fuggire negli Stati Uniti, Lenka decide di restare, perché non ci sono i visti per la sua famiglia. Si separano con la promessa di ricongiungersi al più presto, ma Lenka finisce in un campo di concentramento.
In mezzo all’orrore, dipinge: l’unico modo per dare colore a ciò che è privato di luce, per dare forma a ciò che non si può descrivere. Mentre Josef, in America, si specializza in ostetricia; solo aiutare a dare la vita gli impedisce di essere trascinato a fondo dalle voci di chi non c’è più.
Quando ormai si crederanno perduti per sempre, ci sarà un nuovo inizio per entrambi. Ed entrambi impareranno che l’amore può anche essere gratitudine per chi ti ha salvato la vita, affinità tra anime alla deriva, rispetto di silenzi carichi di dolore. E di confini da non valicare, perché al di là si celano – intatti e ostinati – i ricordi di una passione assoluta, di quelle che basta un istante per accendere, ma non è sufficiente una vita per cancellare.
Questa storia inizia e non ha mai fine. Come i grandi amori.

Commento:

Per parlare di Un giorno solo, tutta la vita devo partire dalla fine, dalle sensazioni che mi ha suscitato terminare questa storia. Si tratta di un romanzo che colpisce al cuore con un tonfo sordo. Ti ritrovi a pensare e ripensare ai suoi personaggi e alla sua trama, anche giorni dopo, e ha anche il grande merito, che pochi libri hanno, di farti rivedere e rivalutare la realtà, ridimensionanto le sciocchezze. Un giorno solo, tutta la vita parla della lotta alla sopravvivenza durante il periodo della Shoah, ma non è solo questo, è un dramma basato sul destino e sui giochi macabri che a volte fa la sorte. Perchè per un terribile errore Josef viene dato per morto durante un naufragio e sua moglie Lenka, dopo essere incredibilmente sopravvissuta all’Olocausto, crede di essere sola al mondo e si ricostruisce una vita, a tentoni, con la morte nel cuore in eterno. Un giorno solo, tutta la vita è il romanzo dei se solo… se solo non… Inevitabile chiedersi come sarebbe andata se Josef e Lenka non si fossero mai separati alla stazione, se Josef non fosse stato scritto nella lista dei deceduti durante il naufraggio, se le lettere di Josef dall’America fossero arrivate a destinazione, se Lenka non avesse perso suo figlio… Se… se… se…

Questi interrogativi restano anche dopo la lettura, perchè il fulcro del romanzo non è rispondere all’impossibile, ma ricostruire una vita sulla base di sole macerie. Persino io che sono la prima paladina dell’Amore, quello unico, che non torna una seconda volta, mi sono ritrovata a commuovermi per il coraggio di riprovarci, non sarà la stessa cosa, ma è pur sempre un amore, un amore comprensivo, un amore pieno di silenzi che non hanno il bisogno di chiedere nulla. Innumerevoli le citazioni che ho sottolineato in questo romanzo, questa la prima di una lunga serie:

Ride anche lui. E nella sua risata c’è una gran gioia. Sento piedi che ballano, gonne che frusciano forte, vocio di bambini. E’ questo un primo segno d’amore? Sentire nella persona che sei destinata ad amare il suono di quanti devono nascere.

Di questo romanzo, incredibilmente, ho amato di più la seconda parte, più tragica, dove la lotta alla vita rende il ritmo ancora più incalzante.

P.s. Ho trovato un link dove si vociferava di un possibile film, ecco QUI.

P.p.s. Voto al romanzo… 9+, baci booklovers e alla prossima!

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Il libro dei Baltimore, di Joel Dicker

9788893440615_0_0_1453_75Buonasera, Booklovers!

Oggi pomeriggio ho terminato la lettura de Il libro dei Baltimore, di Joel Dicker, che mi trascinavo da un po’ visti gli impegni dovuti all’uscita del mio ultimo romanzo. Voglio parlarvene subito, con ancora la mente al mondo dei cugini Goldman e alla Tragedia, come viene chiamata nella storia. Ho ritrovato lo stesso Marcus Goldman già amato ne La verità sul caso Harry Quebert in una nuova veste, l’ho conosciuto da ragazzino accanto alla sua grande e amata famiglia, ormai disintegrata. Andiamo a conoscere i Goldman di Baltimore e i Goldman di Montclair.

Trama:

Sino al giorno della Tragedia, c’erano due famiglie Goldman. I Goldman di Baltimore e i Goldman di Montclair. Di quest’ultimo ramo fa parte Marcus Goldman, il protagonista di “La verità sul caso Harry Quebert”. I Goldman di Montclair, New Jersey, sono una famiglia della classe media e abitano in un piccolo appartamento. I Goldman di Baltimore, invece, sono una famiglia ricca e vivono in una bellissima casa nel quartiere residenziale di Oak Park. A loro, alla loro prosperità, alla loro felicità, Marcus ha guardato con ammirazione sin da piccolo, quando lui e i suoi cugini, Hillel e Woody, amavano di uno stesso e intenso amore Alexandra. Otto anni dopo una misteriosa tragedia, Marcus decide di raccontare la storia della sua famiglia: torna con la memoria alla vita e al destino dei Goldman di Baltimore, alle vacanze in Florida e negli Hamptons, ai gloriosi anni di scuola. Ma c’è qualcosa, nella sua ricostruzione, che gli sfugge. Vede scorrere gli anni, scolorire la patina scintillante dei Baltimore, incrinarsi l’amicizia che sembrava eterna con Woody, Hillel e Alexandra. Fino al giorno della Tragedia. E da quel giorno Marcus è ossessionato da una domanda: cosa è veramente accaduto ai Goldman di Baltimore? Qual è il loro inconfessabile segreto?

Commento:

Quando ho comprato questo romanzo, rigorosamente in cartaceo, mi aspettavo un giallo sulla falsariga di Harry Quebert, in realtà Il libro dei Baltimore è più un romanzo famigliare e di formazione, intriso di mistero (la firma di Joel Dicker è la stessa). Si articola su due archi temporali, vediamo Marcus da uomo e scrittore famoso (dopo il caso Harry Quebert) e da ragazzino, insieme agli adorati zii e cugini. Marcus deriva dal ceppo “povero” della famiglia, se così si può dire, quello che vive a Montclair, mentre gli zii di Baltimore sono enormemente ricchi. Marcus si ritrova così a invidiare un po’ la vita dorata di zio Saul e zia Anita e dei cugini Hillel e Woody(adottato dai Goldman) e quando può prende il treno e va a casa loro per le vacanze, vergognandosi un po’ dei suoi genitori così ordinari e poco di classe. Crescendo però cambiano gli equilibri all’interno del trio di cugini, la cosiddetta Gang dei Goldman, anche a causa di una ragazza della quale tutti e tre si innamorano: Alexandra Neville.

Il libro dei Baltimore secondo me comincia e prosegue per la prima metà un po’ troppo lentamente, Joel Dicker parte davvero dalla preistoria per narrare gli equilibri famigliari all’interno dei Goldman e si rischia di perdere il filo. Ma credetemi se vi dico che arrivati a metà non riuscirete più a chiudere il libro, fino alla fine. Lo scrittore è bravissimo, anche nel suo precedente romanzo, a indirizzare l’attenzione su tanti dettagli, tanti elementi, che danno l’impressione di aver “capito” tutto, ma alla fine la verità è sempre tutt’altra. Forse getta un po’ troppo fumo sugli occhi, ma è il bello dei romanzi di Dicker: ti fanno lambiccare il cervello fino all’ultima pagina. E sono poetici, incredibilmente poetici. Un inno alla lettura e alla scrittura. Unica pecca: la protagonista femminile. Mi è capitato anche con Harry Quebert, nel quale avevo odiato davvero Nola Kellergan, tanto che, se non fosse già morta, sarei entrata nel romanzo per strangolarla io stessa. Qui Alexandra Neville non si riesce proprio a odiare… ma diciamo che non è questo gran personaggio femminile, all’inizio è una ragazzina viziata e snob, alla fine diventa piagnucolosa fino allo sfinimento. Diciamo che Dicker ha un’ideale di donna che non riscontra la mia approvazione, le sue protagoniste sono tutte delle galline che tentano in ogni modo di circuire il protagonista di turno, che inesorabilmente crolla sotto le sue gonne. Ma a parte questo…

Promosso a pieni voti, 8 e mezzo! Baci Booklovers e alla prossima!

P.s. Il 7 marzo uscirà il suo nuovo romanzo, spero sia tradotto presto anche in Italia!

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